Continuità produttiva per il nostro futuro. Oltre la crisi.

Continuità produttiva per il nostro futuro. Oltre la crisi.

"Ricordo una bella lezione di alcuni anni fa del nostro sensei Imai-san nella quale ci parlava del significato di CRISI. La parola è composta da due componenti identiche: "Ki – Ki", ma con due significati opposti. La prima Ki significa Catastrofe, la seconda Ki significa Opportunità.

L’atteggiamento può essere quello di arrendersi oppure di “essere come l’acqua”, adattandosi al percorso possibile e costruire percorsi nuovi per creare più valore per il cliente, per le nostre persone e per sostenere il territorio. Allenarsi per diventare più forti.

La nostra continuità produttiva è strutturata sul supporto ai clienti a distanza e sulla comunicazione di contenuti di valore in logica Kaizen. Questi interventi sono pianificati e monitorati in due call giornaliere, alle 9 e alle 14, a tutti gli effetti due momenti Daily KAIZEN™ del nostro team."

-Carlo Ratto, founding partner di Kaizen Institute Italia 

 


Masaaki Imai, Fondatore di Kaizen Institute – 1986

  
 

Il coronavirus sta rivoluzionando lo scenario socioeconomico dell’intero pianeta.

I modi di reagire a tale situazione sono diversi. Non solo ogni Paese ha adottato misure di sicurezza diverse, ma anche all’interno della stessa nazione, i modi di affrontare questa “crisi” possono prendere diverse strade: c’è chi ha optato per lo smart working, chi si è fermato per prendere fiato prima di ripartire più velocemente dopo qualche settimana, chi ha deciso di continuare come prima e chi invece ha deciso di rovesciare la situazione e investire ancora di più.

 

All’interno delle regole dello stato e della protezione della salute dei lavoratori non esiste una decisione buona ed una cattiva: si può chiudere tutto per qualche settimana o mantenere una continuità produttiva (ridurre ma non fermare). Nel nostro piccolo godiamo di un osservatorio privilegiato sul tessuto imprenditoriale e industriale italiano e riportiamo di seguito alcune delle principali azioni intraprese.

 

Come ha raccontato a “La Repubblica” il presidente degli industriali di Reggio Emilia e Amministratore delegato della Vimi Fasteners, Fabio Storchi, la continuità produttiva, anche se a regime ridotto, è fondamentale per garantire il futuro delle aziende perché la chiusura completa delle attività porta con sé il rischio di perdere clienti in questo momento in cui il virus si diffonde ancora a scacchiera nel mondo. La regola d’oro per poter continuare a produrre è di predisporre misure adeguate, collaborando con le autorità mediche per garantire la salute e la sicurezza dei collaboratori all’interno di tutta l’organizzazione. e, ovviamente, rispettare le direttive che arrivano dal Governo. Turni sfalsati, sanificazione, presidi come mascherine, guanti e gel, disinfezione o chiusura delle aree comuni.

 

Fabio Storchi riceve il riconoscimento come KAIZEN™ Guy da Masaaki Imai nel 2017

 

Nella modenese Tetrapak invece, sono stati interrotti i viaggi, e l’80% dell’organico è passato in modalità smart working con solo 2-3 persone negli uffici. In produzione si sono prese tutte le cautele per evitare contagi: per chi deve andare in azienda gel, mascherine, termometri a infrarossi per misurazioni su base volontaria e distanze di due metri fra le persone, anche con revisione dei turni, esetsi anche in mensa. L’azienda, con circa 1400 dipendenti, già dal 24 febbraio ha riorganizzato la sua attività introducendo misure precauzionali contro la diffusione del Coronavirus.

 

Nello stabilimento di Rubiera solo 4 impiegati presidiano gli uffici, a Modena, dove si trovano la divisione Ricerca e Sviluppo, i laboratori di ingegneria e l’assemblaggio dei macchinari per alimenti, sono circa 50 mentre tutti gli altri hanno in dotazione computer portatile e attrezzature per il lavoro a distanza. “Abbiamo messo a disposizione un termometro per la misura volontaria della temperatura – ha aggiunto Francesco Faella, managing director – abbiamo creato le condizioni per mantenere una distanza di almeno due metri, compresa la mensa. Per i tecnici che vanno presso i clienti abbiamo messo a disposizione delle mascherine e dei detergenti per le mani”. Dunque, un’attività che continua con un assetto anti Covid 19, il ricorso al telelavoro, spazi riadattati per mantenere le distanze di sicurezza, mascherine e termometri a infrarossi.

 

La continuità produttiva è la strada seguita anche dalla Ahlstrom-Munksjo di Mathi Canavese (TO), sede italiana con 200 dipendenti della multinazionale finlandese produttrice di carte speciali. Lo smart working è stato applicato a 50 persone degli uffici, mentre agli altri è stato chiesto di garantire la continuità soprattutto per quanto riguarda la produzione dei filtri speciali utilizzati nelle mascherine antibatteriche. Per sostenere e favorire questi lavoratori, oltre all’applicazione tempestiva delle misure di igiene e sanificazione, l’azienda ha deciso di destinare 120€ al giorno per tutti i dipendenti con figli sotto i 14 anni che, a causa della chiusura delle scuole, sono costretti a ricorrere ad una babysitter durante il giorno.

 

Focus sulla pulizia e l’igiene degli spazi sono state le parole d’ordine per la padovana Komatsu, multinazionale presente in diversi Paesi del mondo e leader nella produzione di macchine movimento terra e varie macchine per l'industria. L’azienda infatti, per tutelare tutti i suoi dipendenti, è stata pulita e sanificata “quanto un ospedale” attraverso azioni che sono state attuate ancora prima delle disposizioni da parte dello Stato. Le mascherine per i dipendenti sono invece state donate da un fornitore cinese. Mai come ora certe distanze si sono accorciate. La condivisione di uno stesso problema ha innescato meccanismi virtuosi, di solidarietà internazionale.

 

La voglia di non fermarsi e andare avanti non si manifesta solo nella continuità produttiva, ma anche nella grande generosità delle tante aziende italiane che stanno facendo importanti donazioni a regioni e ospedali per creare nuovi posti in terapia intensiva, supportare il personale sanitario, le scuole e contribuire alla costruzione di nuovi presidi medici nei territori più colpiti.

 

Tra queste Lavazza che ha deciso di stanziare 10 milioni di euro per sostenere sanità, scuole e fasce deboli della Regione Piemonte. Per Alberto Lavazza, presidente dell’azienda, si tratta di una mossa importante per dare un segnale positivo e di impegno concreto nella convinzione che con il contributo congiunto e immediato di tutti si possa uscire dall’emergenza e consentire all’Italia di ripartire.

 

Anche lo storico marchio della moda Moncler ha contribuito con 10 milioni di euro alla realizzazione del polo ospedaliero con 400 posti di rianimazione all’interno della ex Fiera di Milano. Una grossa cifra che Remo Ruffini, presidente e amministratore delegato dell’azienda (4600 dipendenti e un fatturato di 1 miliardi 628 milioni di euro, 209 negozi), mette con grande coscienza civile. E non solo. «Milano - sono le sue parole ufficiali - è una città che ha regalato a tutti noi un presente straordinario. Non possiamo e non vogliamo abbandonarla. È un dovere di tutti restituire alla città ciò che fino ad ora ci ha dato».

 

Tra le altre aziende in prima linea per aiutare il paese ricordiamo Spal Automotive (100 mila euro).

Un paese l’Italia che non si ferma mai e che con le sue eccellenze industriali dimostra che la continuità è un alleato fondamentale per reagire alle situazioni di crisi e farsi trovare preparati per la ripartenza. 

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